We Have a Dream – Ravenna Festival 2018

La 29° edizione di Ravenna Festival si ispira al ricordo di Martin Luther King: We Have a Dream celebra la sua lotta per i diritti civili.

Ravenna Festival 2018

Ravenna Festival 2018

Quest’anno cade il 50° anniversario della sua morte e la ricorrenza ci consente di farci nuovamente ispirare dalle sue parole.

Il Festival continua a esplorare eventi cruciali e icone del Novecento, cercando di lenire lo smarrimento e le inquietudini che insidiano i nostri tempi. I have a dream è divenuto simbolo della lotta contro il razzismo non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo, compendio di quella vita che il Reverendo King dedicò alla libertà e all’uguaglianza nel credo della non violenza, e che si concluse drammaticamente con il suo assassinio il 4 aprile 1968 a Memphis, mezzo secolo fa.
Ma ecco che, a proposito di sogni, quello più coraggioso che il Festival ha saputo realizzare è certo le Vie dell’amicizia, che quest’anno approdano a Kiev, ancora una volta sotto la direzione di Riccardo Muti, nel segno del linguaggio universale della musica. Mentre il programma scandito dal susseguirsi di grandi interpreti – lo stesso Muti dirige Macbeth, con i complessi del Maggio Fiorentino, poi Wayne Marshall, Dennis Russel Davies e David Fray, Valery Gergiev, James Conlon e Ottavio Dantone, e per la danza Emio Greco, Bill T. Jones e l’amatissimo Roberto Bolle – si apre ogni giorno al talento dei Giovani artisti per Dante e ai raffinati concerti dei Vespri a San Vitale. E alla inesausta ricerca del teatro di parola: Fanny & Alexander e il Teatro delle Albe, il Teatro Nerval e Le Belle Bandiere, poi Mario Martone e Franco Branciaroli…

Il Festival continua a esplorare eventi cruciali e icone del Novecento, cercando di lenire lo smarrimento e le inquietudini che insidiano i nostri tempi. I have a dream è divenuto simbolo della lotta contro il razzismo non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo, compendio di quella vita che il Reverendo King dedicò alla libertà e all’uguaglianza nel credo della non violenza, e che si concluse drammaticamente con il suo assassinio il 4 aprile 1968 a Memphis, mezzo secolo fa.Ma ecco che, a proposito di sogni, quello più coraggioso che il Festival ha saputo realizzare è certo le Vie dell’amicizia, che quest’anno approdano a Kiev, ancora una volta sotto la direzione di Riccardo Muti, nel segno del linguaggio universale della musica. Mentre il programma scandito dal susseguirsi di grandi interpreti – lo stesso Muti dirige Macbeth,con i complessi del Maggio Fiorentino, poi Wayne Marshall, Dennis Russel Davies e David Fray, Valery Gergiev, James Conlon e Ottavio Dantone, e per la danza Emio Greco, Bill T. Jonese l’amatissimo Roberto Bolle – si apre ogni giorno al talento dei Giovani artisti per Dante e ai raffinati concerti dei Vespri a San Vitale. E alla inesausta ricerca del teatro di parola: Fanny& Alexander e il Teatro delle Albe, il Teatro Nerval e Le Belle Bandiere, poi Mario Martone e Franco Branciaroli…

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